Climatizzazione industriale, il mercato italiano vale 2,9 miliardi

Il comparto italiano della climatizzazione ha archiviato il 2025 con un giro d’affari di 2,921 miliardi di euro, segnando un incremento dell’8,5% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla rilevazione annuale di Assoclima, presentata in occasione della Mostra Convegno Expocomfort.

Anche la produzione nazionale ha registrato un andamento positivo, raggiungendo quota 1,279 miliardi di euro (+6,4%). A trainare il mercato sono soprattutto le soluzioni a espansione diretta: nell’arco dell’anno i sistemi monosplit sono aumentati del 16% in termini di volumi, i multisplit del 15% e gli impianti VRF del 12%.

Il settore rappresentato da Assoclima riunisce oltre 12.000 lavoratori e genera complessivamente circa 4,5 miliardi di euro di fatturato, con l’export che incide per il 32%. Su scala internazionale, invece, il mercato HVAC ha ormai superato i 500 miliardi di dollari e potrebbe arrivare intorno ai 560 miliardi nel 2026.

Il caldo cambia le priorità delle aziende

Dietro l’espansione del mercato non ci sono soltanto nuove installazioni. A spingere la domanda intervengono condizioni sempre più strutturali: estati più calde, impianti ormai prossimi alla sostituzione e una maggiore ricerca di tecnologie capaci di contenere i consumi.

Il problema diventa particolarmente evidente negli ambienti produttivi. Se uffici, negozi e strutture commerciali dispongono ormai di un’offerta ampia di sistemi di climatizzazione, la situazione è diversa per capannoni e stabilimenti.

In questi spazi, soprattutto durante i mesi estivi, le temperature possono superare i 40 gradi. Un ambiente eccessivamente caldo non rappresenta soltanto un problema di comfort: può incidere sulle condizioni di lavoro, sull’efficienza degli addetti e, indirettamente, sui costi sostenuti dall’impresa.

È proprio questo il mercato nel quale si è concentrata Thermo Confort, realtà dell’area torinese attiva nel trattamento termico dei grandi ambienti industriali e presente soprattutto nel Nord Italia.

Secondo il fondatore Marco Provenzano, termotecnico di formazione, nella scelta di un impianto il costo iniziale non dovrebbe essere l’unico parametro. Per strutture di grandi dimensioni, infatti, una soluzione apparentemente conveniente può diventare onerosa quando si considerano consumi, manutenzione e gestione sul lungo periodo.

Una tecnologia diversa dal condizionamento tradizionale

La società punta sul raffrescamento evaporativo, tecnologia basata su un principio simile a quello che consente alla brezza marina di produrre una sensazione di raffrescamento.

Gli impianti utilizzati, importati dall’Australia, prelevano aria dall’esterno e la introducono negli ambienti dopo averne ridotto la temperatura. Il risultato non è quindi il semplice trattamento della stessa aria già presente all’interno, ma un continuo ricambio.

Questo aspetto assume particolare rilevanza negli stabilimenti industriali, dove la qualità dell’aria e il ricambio possono diventare elementi importanti quanto la temperatura.

Tra gli interventi realizzati dall’azienda figura un progetto in Tunisia destinato a capannoni nei quali lavorano più di 6.000 persone. Inizialmente il committente, un fondo statunitense, aveva ipotizzato un impianto basato sull’abbinamento tra pompe di calore e fotovoltaico. Dopo la realizzazione di una struttura pilota, la scelta è però ricaduta sulla tecnologia evaporativa.

Un’altra commessa è prossima all’avvio a Dubai, anche in questo caso attraverso una committenza italiana.

Il business non finisce con l’installazione

Per Thermo Confort la differenza rispetto a un semplice fornitore di impianti dovrebbe risiedere soprattutto nella fase successiva alla vendita.

L’azienda offre il monitoraggio remoto senza costi aggiuntivi e dichiara di riuscire a intervenire nell’arco della giornata nel 75% dei casi. Una parte della clientela viene inoltre seguita da oltre vent’anni.

La logica commerciale, spiega Provenzano, è quella di considerare l’installazione come il punto di partenza del rapporto con l’impresa, non come la sua conclusione. La manutenzione e l’assistenza rappresentano infatti una componente centrale del modello.

Anche l’acquisizione di nuovi clienti segue una dinamica basata soprattutto sulle referenze. Prima della sottoscrizione di un contratto, i potenziali acquirenti possono confrontarsi direttamente con imprese che utilizzano già gli impianti. Per l’azienda, il funzionamento concreto di una soluzione installata da anni costituisce una forma di credenziale più efficace rispetto alla sola proposta commerciale.

Thermo Confort dichiara inoltre di avere una presenza particolarmente significativa nell’industria piemontese, arrivando a seguire circa il 70% dell’indotto Stellantis.

Il raffrescamento industriale guarda ai prossimi anni

Le prospettive del segmento sono legate a due trasformazioni che procedono parallelamente.

Da una parte c’è il possibile recupero dell’attività manifatturiera italiana, con la produzione industriale che nell’aprile 2026 ha registrato una crescita dell’1,3% su base annua. Dall’altra, l’aumento delle temperature e l’attenzione alle condizioni di lavoro stanno rendendo sempre meno sostenibile l’assenza di sistemi adeguati negli ambienti produttivi.

Il raffrescamento dei capannoni tende così a passare da elemento accessorio a componente dell’organizzazione industriale. E la richiesta non riguarda più soltanto la capacità di abbassare la temperatura: consumi contenuti, ricambio dell’aria e continuità del servizio diventano criteri sempre più rilevanti.

Per gli operatori specializzati, tuttavia, rimane una questione decisiva: riuscire a crescere senza perdere il vantaggio della specializzazione in un mercato nel quale i grandi gruppi dispongono di una capacità commerciale e produttiva molto maggiore.

Il raffrescamento industriale potrebbe quindi rappresentare una delle aree più interessanti dell’evoluzione della climatizzazione, ma la crescita del comparto dipenderà anche dalla capacità delle aziende di dimostrare che il costo di un impianto va valutato sull’intero ciclo di vita, e non soltanto al momento dell’acquisto.

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